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A come Arte
Antoni Gaudì
Profilo a cura di Viviana Ranzato e Monica Perin
Antoni Gaudì
(1852-1926)
«L’originalità consiste nel tornare alle origini».
(A. Gaudì)
Questo architetto delle meraviglie era uomo appassionato e aveva un’intelligenza fuori dal comune.
Nato il 25 giugno 1852 a Reus, in Spagna in provincia di Barcellona, Antonio Gaudì Cornet, oggi considerato uno dei più grandi architetti degli ultimi due secoli, aveva una famiglia di modeste origini.
Il padre, il nonno e il bisnonno furono calderai (artigiani che costruivano caldaie e oggetti come pentole e alambicchi in rame o lamiera), ma lui, visto che era bravo a studiare, frequentò prima una scuola d’arte a Reus e poi, nel 1870, la Scuola di Architettura di Barcellona.
Già da ragazzo Gaudì aiuta nel laboratorio di suo padre. Passa molto tempo dell’infanzia a riposo in campagna, per curarsi di dolori articolari, divenendo un bravissimo osservatore della natura.
Fra il 1876 e il 1878 Gaudì, ancora studente, per potersi pagare gli studi, lavora come disegnatore con architetti molto importanti e famosi.
Il 4 gennaio 1878 finisce finalmente gli studi di architettura e il 15 marzo ottiene il titolo ufficiale di architetto.
Nel laboratorio dell’artigiano Eudald Puntì progetta e costruisce personalmente il proprio tavolo da disegno. Qui conosce il commerciante di guanti Esteve Comella, per il quale progetta una vetrina per l’Esposizione Universale di Parigi; proprio a Parigi durante l’Esposizione Universale avvenne l’incontro fondamentale per Gaudì: quello con l’industriale Eusebi Güell y Bacigalupi, che sarà colui il quale gli commissiona alcune delle sue più famose opere.
Primi progetti di qualche importanza sono: i lampioni stradali; un chiosco in ghisa; un complesso di abitazioni operaie e sale di lavoro, per la Cooperativa Obera Mataronense. Tra queste ultime c’è ancora oggi il padiglione industriale, coperto con archi parabolici in legno.
Muore la sorella Rosa, che lascia una figlia, Rosita, che vivrà sempre con lo zio e con il nonno materno.
Nel 1883 inizia la costruzione di Casa Vicens, conclusa nel 1888 ed è nominato architetto-capo del cantiere del tempio della Sagrada Familia.
Fra il 1890 e il 1894 si trasferisce in Andalusia, a Leon e Astorga, città queste in cui lascerà una profonda impronta architettonica. In questi anni completa la costruzione della cripta e la cinta muraria dell’abside della Sagrada Familia. Un grande digiuno quaresimale mette in serio pericolo la sua vita.
Nel 1904 visita Palma di Maiorca, nella quale tornerà nel 1914. Nel 1910 ottiene un enorme successo nell'Esposizione della "Societè Generale des Beaux Arts" di Parigi. L'anno dopo, purtroppo, nel visitare Malta si ammala gravemente contraendo una rara specie di febbre.
Il 7 giugno 1926 Gaudì viene tragicamente investito da un tram. Il suo miserevole aspetto ingannò i soccorritori che pensarono si trattasse di un povero vagabondo. Lo trasportarono all’ospedale della Santa Croce, un ospizio che la ricca borghesia catalana aveva costruito per i mendicanti. Fu riconosciuto soltanto il giorno successivo dal cappellano della Sagrada Familia, e morì il 10 giugno.
Nonostante questa fine quasi miserabile, al suo funerale parteciparono migliaia di persone. I Barcellonesi lo definirono dal quel momento l’architetto di Dio. È sepolto nella cripta della Sagrada Familia.
Oggi è in corso il processo per la beatificazione di Antonio Gaudì.
Alcune opere significative dell'artista:
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Casa Vicens,
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il Collegio delle Teresiane,
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la Casa Milà (la Pedrera),
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la Casa Batlló,
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il Parco Güell.
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