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Grande onda a Kanagawa 1830-1832 Xilografia policroma Metropolitan Museum of Modern Art, New York La grande onda L’onda presso la costa di Kanagawa è certamente l’opera più universalmente nota di Hokusai, anche se alcuni studiosi sostengono che questa straordinaria xilografia policroma non è delle più tipiche perché, appartenendo al periodo Iitsu, risente degli influssi europei (e forse, proprio per questa ragione, è più apprezzata anche fuori dal Giappone). In quest’opera, che fa parte della straordinaria serie delle Trentasei vedute del Monte Fuji (1830-1832), ci troviamo davanti a un’emozionante interpretazione della realtà che sconfina persino nel paradossale e nel grottesco. Il dato naturale lo sentiamo, ci sembra rappresentato con assoluta verosomiglianza. Ma sappiamo anche che questa immagine è lontanissima da ogni realismo naturalistico. Fedeltà al reale? Piuttosto fedeltà al senso profondo, ma visibile, del reale. Un’onda vera viene trasformata dalla magia dell’arte e dello stile, in un segno indiscutibile. Nell’emblema smagliante di ogni altra onda. Un emblema da vedere, e da ritrovare nel pensiero. L’onda di Hokusai ci parla dell’arte giapponese: di facile lettura iniziale, ma molto complessa se la si studia approfonditamente. In altre parole: quella particolare resa spaziale (“a volo d'uccello”, kunimi), quel particolare effetto di “vuoto”, di slivellamento (“imballance” secondo Suzuki), quella strana “povertà” (wabi) così tipiche di buona parte dell’arte giapponese, fanno sì che alcune particolarità delle opere diventino eccezionali, mentre lo sono solo rispetto alla nostra visione del mondo. Come ogni altro pittore veramente grande, Hokusai ci mostra che vedere vuol dire conoscere. Lo stile, in lui, è una teoria del mondo. La forma di un sapere. La figura, è un concetto incarnato. L’arte dell’Ukiyoe Hokusai è stato forse il punto più alto dell’ukiyoe, ma non certo il suo iniziatore. Nato già nel 600, l’ukiyoe è stata la forma di autorappresentazione della più elevata società giapponese durante la dinastia Edo, trovando nella letteratura e nel teatro i suoi originari campi d’applicazione. La natura e i sentimenti umani, anche quelli più drammatici e scabrosi, trovano nell’arte ukiyoe una forma di catarsi simile a quella del teatro kabuki, concedendo di trattare anche ciò che le rigide convenzioni morali della società giapponese non avrebbero altrimenti permesso. Inoltre, l’arte della xilografia, importata tempo addietro dalla Cina e dalla Corea, consentiva tirature altissime di ciascuna immagine (si contano in effetti stampe tirate in molte migliaia di esemplari), disponibili dunque per un elevato numero di potenziali clienti: nel suo passaggio cruciale dal bianco e nero al colore, essa da un canto assunse un’importanza e una dignità pari e fin superiore alla pittura, dall’altro impegnò un numero crescente di specialisti (il disegnatore, l’intagliatore, l’inchiostratore, lo stampatore, infine l’editore, che si dedicava a diffondere quanto più poteva le immagini prodotte). Il giapponismo Molti pittori francesi, come Manet, Monet, Dégas, Gauguin, Matisse furono veri appassionati e talvolta emuli dell’arte giapponese, dando origine al fenomeno del Japonisme. L’artista nipponico più conosciuto era indubbiamente Hokusai. Di Hokusai diventarono ammiratori incondizionati non solo gli artisti, ma anche gli scrittori (Edmond De Goncourt), i filosofi dell’estetica (Henri Focillon) e i critici (Gonse, Duret). La figura di Hokusai riassume e incarna questa evoluzione del gusto. A meno di dieci anni dalla morte era una vera leggenda nella Francia dei grandi movimenti artistici. In effetti, si trattò di qualcosa di più di un semplice scambio culturale. Fu un vero e proprio virus che dilagò in tutta Europa sollecitando gli artisti a inedite esplorazioni. Una specie di attrazione fatale che non si può spiegare solo con la storica apertura, nel 1854, dei porti giapponesi alle navi occidentali, ma che fa pensare a qualcosa di ben più complesso. Qualcosa che esiste tuttora, in termini di attenzione rivolta verso il Giappone, tra moda, design, video-arte e il mai tramontato interesse per l'ukiyoe, quell’arte fluttuante che rappresenta la fugacità della vita, tanto ammirata da impressionisti e post-impressionisti. Migliaia e migliaia di disegni furono diffusi, secondo un aneddoto, dall’incisore parigino Félix Braquemond, che avrebbe scoperto casualmente, nel 1856, un volume dei Manga usato come imballaggio di un carico di ceramiche provenienti dal Giappone. Edmond de Goncourt, poi, scrisse una delle tre monografie su Hokusai che nel giro di pochi anni, tra il 1896 e il 1914, furono pubblicate in Francia. Così l’opera di Hokusai venne presa a modello dell’arte nipponica. Complice anche l’eccentricità del personaggio, il suo essere un “fuori casta”, un folle o “un vecchio pazzo per la pittura”, come lui stesso amava definirsi. |