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Marcel Duchamp
 
Profilo a cura di Viviana Ranzato e Monica Perin

M. Duchamp Marcel Duchamp
(1887-1966)

Marcel Duchamp nasce a Blainville-Crevon in Francia il 28 luglio 1877.

Inizia a dipingere prestissimo (a 14 anni), nel 1907 è a Parigi e disegna caricature per giornali e già nel 1909 espone suoi lavori a dei saloni d’arte molto importanti.
In quello stesso anno conosce un altro artista provocatore, Francis Picabia, che diventerà uno dei suoi più grandi amici.
È molto bravo ad osservare e a studiare il lavoro dei più grandi pittori e a rifarli, per imparare.
La sua prima esperienza come artista è stata così raccontata da un suo grande amico, H. Roché: “Fra il 1907 e il 1910 ha eseguito una dozzina di dipinti alla maniera di…: degli Impressionisti, di Cézanne, di Redon ecc. Ne faceva soltanto uno di ogni genere per rendersi conto”.

Dopo di questo, Duchamp si allontana dall’arte del suo tempo aprendo una nuova strada artistica, “rivoluzionaria”, in particolare con i “readymade” (oggetti fatti a mano).
Sceglie degli oggetti prodotti a livello industriale (è famosa la sua ruota di bicicletta), li stacca dalla funzione per la quale sono stati prodotti e li propone come opera d’arte (così, il cerchione, la forcella, i raggi della ruota diventano forme da guardare).
L’opera d’arte non è che un mezzo per guardare al di fuori da essa ed è proprio colui che guarda a dare valore al quadro. L’arte non è più apparenza, ma idea.
Nel 1912 il quadro: “Nudo che scende le scale, n.2” viene rifiutato dal Salon des Indipendants perché considerato futurista.

In realtà Duchamp è oggi ricordato come uno dei maggiori esponenti di un’altra corrente diversa nell’ideologia, ma simile nella realizzazione concreta: il dadaismo (vedi scheda di Hans Arp).
Il dadaismo è stato creato in Svizzera nel 1916 e si è inaugurato nel Cabaret Voltaire, fondato dal regista Hugo Ball. Il dadaismo rifiuta ogni idea razionalistica e il suo principale obiettivo è quello di distruggere l’arte per crearne una nuova, coincidente con la vita stessa.
Duchamp non ha mai accettato l’identificazione con questo movimento, ma se n’è trovato quasi per caso protagonista grazie ai suoi readymade, di cui il primo (“Ruota di bicicletta”, appunto) venne ideato nel 1914. Questa serie di opere, di cui ancora oggi qualcuno si meraviglia, sono oggetti di uso comune che l’artista decide di promuovere al ruolo di opere. Nacque così il concetto che tutto può essere arte, e che quindi, paradossalmente, l’arte può anche essere niente.

Nel 1914 sciocca ancora il pubblico, sovrapponendo a un quadro di un pittore sconosciuto due macchie di colore, una verde e una rossa, e ribattezzando l’intera opera “Farmacia”.
Il periodo in cui è vissuto in America, in cui ha frequentato, tra gli altri, gli artisti Francis Picabia e Man Ray, è però contraddistinto dall’opera “Il Grande Vetro” a cui ha lavorato per otto anni fino al 1923 e che ha anche il nome di “La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli, anche”; un titolo enigmatico per un’opera che ha messo a confronto, senza ricavarne nulla, molti critici.
Qualcuno racconta che mentre vi lavorava il vetro si ruppe e Duchamp decise che era stato un intervento del caso smettendo di mettervi mano.
“Avendo detto quello che aveva da dire”, da lì in poi la maggior parte della sua vita è stata dedicata alle sue passioni, iniziando col partire per la Costa Azzurra insieme all’idea di tentare la fortuna alla roulette. Le sue passioni sono il biliardo, il teatro, le macchine, ma ciò a cui si è dedicato maggiormente è stato il gioco professionale degli scacchi. Il musicista John Cage, che lo ha conosciuto nel 1941 a casa di Max Ernst, solo nel corso di un party del 1965 ha trovato il coraggio di chiedergli lezioni di gioco; da quel momento si sono visti ogni settimana per una partita. L’attività artistica è poi diventata sempre più rada: ha girato il film “Anemic Cinema”, ha partecipato a qualche esposizione surrealista (che non è altro che un’evoluzione del gruppo dadaista) e ha incontrato il mercante milanese Arturo Schwarz che lo ha reso ancora più famoso organizzando nel ‘64 (cinquantesimo anniversario della “Ruota di bicicletta”) una mostra di quattordici readymade.

Dopo la sua morte, avvenuta nel sonno il 2 ottobre del 1968, si è scoperto che aveva segretamente lavorato, negli ultimi venti anni, a un’altra opera, “Etant donnes”, un “assemblage” che consisteva in una vecchia porta di legno con delle fessure da cui si intravedeva una giovane donna nuda con in mano una lampada a gas.

Ruota di bicicletta, 1913 Alcune opere significative dell'artista:

  • Ruota di bicicletta, 1913.
  • Macinatrice di cioccolato n.2, 1914.
  • Fontana, 1917-64.
  • Il grande Vetro, 1923.



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