|
|
A come Arte
Alberto Giacometti
Profilo a cura di Viviana Ranzato e Monica Perin
Alberto Giacometti
(1900-1972)
Alberto Giacometti nasce il 10 ottobre 1901 a Borgonovo (Svizzera) in piena Val Bregaglia, da Giovanni, pittore e suo primo insegnante, e Annetta Stampa.
Successivamente frequenta la scuola delle Belle Arti a Ginevra.
Nel 1921, dopo un’infanzia felice, si trasferisce a Roma per studiare i grandi maestri del passato.
I familiari lo facilitano in tutti i modi impressionati dal suo enorme talento già pienamente dimostrato fin da quando era piccolo (è famoso uno suo ritratto della mamma realizzato in plastilina durante gli anni del liceo).
Durante i suoi studi solitari si appassiona alle opere dei grandi maestri della pittura, come Tintoretto e Giotto, che gli ispirano l’idea di realizzare un’arte senza troppe riflessioni, rivolta - viceversa - alle sue origini primitive.
In questo periodo è forte il suo interesse nei confronti dello studio dell’uomo, l’antropologia.
Nel 1922 si stabilisce a Parigi per seguire i corsi di un grande scultore, sperimentando nuove tecniche.
Com’è facile immaginare, la vita di un artista all’avanguardia come è Giacometti non può essere facile, tant’è vero che, dopo aver aperto uno studio con il fratello Diego (che diventerà in seguito suo assistente fino alla morte), per vivere e guadagnare ha bisogno anche di progettare mobili e oggetti d’arredo.
Dal 1927 comincia dunque ad esporre al Salon des Tuileries le sue prime sculture surrealiste.
Il successo finalmente bussa alla sua porta, dandogli l’occasione di entrare in un giro più prestigioso che gli permette di venire a contatto con personalità straordinarie artistiche come Arp, Mirò, Ernst e Ricasso o scrittori importanti come Prévert, Eluard e altri.
Ma Giacometti sente anche l’esigenza di capire quanto sia importante, per un’opera d’arte, copiare perfettamente la realtà oppure reinventarla e, dopo la morte del padre nel 1933, si chiude un nuovo periodo di studi.
Dal 1935 al 1940 si concentra nello studio della testa, partendo dallo sguardo, sede del pensiero. Cerca anche di disegnare figure intere, nel tentativo di cogliere l’identità dei singoli esseri umani con un solo colpo d’occhio. In questo periodo instaura con il grande pensatore Jean Paul Sartre un dialogo che influenzerà spesso i lavori di entrambi. Passa gli anni della seconda guerra mondiale a Ginevra.
Nel 1946 ritorna a Parigi e ritrova suo fratello Diego, intraprendendo una nuova fase artistica durante la quale le statue si allungano e le loro membra si stendono in uno spazio che le contiene e le completa.
Nel 1962 riceve il Gran Premio della scultura alla Biennale di Venezia.
Gli ultimi anni della sua vita sono molto impegnativi e pieni di un susseguirsi di grandi mostre in tutta Europa. Pur gravemente malato, si reca a New York nel 1965 per la sua mostra al Museum of Modern Art.
Come ultimo lavoro prepara il testo per il libro “Parigi senza fine”, un insieme di 150 litografie in cui scorrono le memorie di tutti i luoghi vissuti.
Morirà il giorno 11 gennaio 1966; la sua tomba si trova a Borgonovo, vicino a quella dei genitori.
Alcune opere significative dell'artista:
-
Nudo in piedi, 1956.
-
Busto, 1854.
-
Nudo di femmina, 1961.
-
Annette IV, 1962.
-
Dessin II, 1978.
|