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Marcel Duchamp
 
Analisi a cura di Viviana Ranzato e Monica Perin

Marcel Duchamp, L.H.O.O.Q. - 1919
L.H.O.O.Q.

Readymade ritoccato
19,7x12.4 cm
1919

New York, Collezione privata.


L’aggiunta di barba e baffi a una riproduzione della Gioconda di Leonardo da parte di Duchamp mostra i numerosi punti in comune fra i due artisti, sia sotto il profilo culturale - la passione che entrambi avevano per gli anagrammi e i giochi di parole - sia estetico: per entrambi l’arte deve essere più mentale che fisica. Non si tratta solo di pura provocazione, ma di una segreta, compiaciuta e divertita allusione al fatto che non si capisce bene se Monalisa rassomigli di più a un uomo o ad una donna.

Anche se apparentemente può sembrare una provocazione, la trasformazione operata da Duchamp ripropone il tema del modello alchemico androgino e dell’uso alchimistico delle lettere per nascondere un insegnamento al profano, come indica Arturo Schwarz: la decifrazione delle lettere, indicata dallo stesso artista, ci fornisce la chiave di lettura dell’opera, che simboleggerebbe in termini alchemici l’unione di ciò che è al di sopra (uomo-fuoco-terra) con ciò che è al di sotto (donna-acqua-luna), vale a dire la coniunctio oppositorum fra il Sole (Sole-Scapolo) e la Luna (Luna-Sposa).

Sotto alla riproduzione della Gioconda, infatti, l’artista ha segnato: “L.H.O.O.Q.”. Lette in francese una di seguito all’altra, le cinque lettere danno: “Elle a chaud au cul”, “Lei ha caldo al sedere”.

Ecco quindi un’ulteriore “dissacrazione”, pur non potendosi escludere che la frase, al modo di Duchamp, nasconda sotto il tono scherzoso un qualche significato ermetico, allusivo al “fuoco” filosofale che alimenta la materia.


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