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Teodora
Questo mosaico del 547 si trova tuttora presso la Basilica di San Vitale, a Ravenna. La Basilica La basilica di San Vitale ha una storia antica: risale al VI secolo dopo Cristo. Appena entrati, si resta a bocca aperta. Ci si chiede come a quei tempi, senza la nostra tecnologia, si riuscissero a creare edifici così imponenti e stupendi. La basilica è abbastanza grande, di forma ottagonale, a due piani. Il piano terra era riservato agli uomini, e al primo piano si nota una specie di balconata, il matroneo, da dove le donne importanti seguivano la messa. La chiesa fu iniziata dal vescovo Ecclesio dopo il suo ritorno da una missione compiuta a Bisanzio nel 525 insieme col Papa Giovanni. È per questa ragione che si ritiene che il tempio sia incominciato a sorgere sotto il regno di Amalasunta che, succeduta al padre Teodorico nel 526, adottò nei confronti dei cattolici una politica improntata ad un maggior senso di distensione. Notizie storiche ci informano che i fondi per questa costruzione - venuta a costare 26000 soldi d'oro! - furono messi a disposizione del Vescovo Ecclesio da Giuliano Argentario. È stato detto che egli fu l'architetto della fabbrica o anche il tesoriere della Chiesa di Ravenna. Il tempio comunque, iniziato sotto i Goti, fu terminato sotto i Bizantini, poiché fu consacrato nel 547, ma il suo fondatore, il Vescovo Ecclesio, non riuscì a vedere ultimata la costruzione, come pure i suoi immediati successori. L'edificio è costruito con dei mattoni alquanto lunghi, ma piuttosto bassi. L'interno della chiesa è molto suggestivo, perché se l'ombra s'addensa maggiormente nelle due gallerie che si trovano lungo il perimetro della basilica, la luce invece inonda abbondantemente la sua parte centrale. Lo scopo di rendere meno materiale la struttura architettonica è offerto dagli otto alti pilastri di sostegno della cupola che si alternano in pieni e vuoti con un contrasto ottico che fa nascere un singolare effetto pittorico. San Vitale è frutto di un'architettura romana , ma la fonte ispiratrice di essa deve essere cercata nelle regioni dell'oriente; infatti si trovano elementi architettonici tipicamente bizantini, come i pulvini ed i capitelli. La decorazione interna: i mosaici La decorazione della chiesa è tutta accentrata nel profondo, luminoso spazio dell'abside e del presbiterio; nei mosaici di quest'ultima parte i personaggi sono raffigurati nelle più diverse posizioni: di fronte, di profilo, di tre quarti, in piedi, seduti, curvi, eretti, in riposo ed in movimento. Nei mosaici dell'abside, invece, tutti i personaggi - ad eccezione del Cristo al centro del catino - sono sempre in posizione frontale, in piedi, rigidi ed immobili. Al di sotto delle vesti dei personaggi del presbiterio s'intravede spesso la struttura anatomica del corpo a differenza di quanto compare nei mosaici absidali: qui talvolta gli abiti sembrano cadere con la rigidità di cappe metalliche. Inoltre attorno ai personaggi dei mosaici del presbiterio la scena è sempre ambientata in senso naturalistico. Dietro ai personaggi raffigurati nei mosaici absidali, invece, c'è una distesa continua d'oro, la quale serve a trasportare la scena su di un piano che potrebbe dirsi al di là del tempo e dello spazio. Si potrebbe dire che, per le innegabili differenze stilistiche i due mosaici sono stati realizzati all'incirca nella stessa epoca, con la precedenza, forse, di quelli del presbiterio rispetto a quelli dell'abside. Probabilmente a San Vitale la decorazione dell'abside fu affidata a maestranze che trovarono il loro ideale pittorico in un mondo artistico ben distinto da quello che destò l'immagine dei mosaicisti che idearono le scene delle pareti e della volta del presbiterio. Una tecnica antica: il mosaico I mosaici più antichi presentano un fondo azzurro e le figure sono ancora rappresentate con un certo realismo. In epoca più tarda venne usato un fondo d'oro e le figure diventano sempre più rigide, frontali e prive di rilievo, disposte sui un unico piano, con pose quasi identiche. Ai Bizantini non interessa più creare immagini vere, ambienti reali: Cristo, la Madonna, l'imperatore e i dignitari di corte sono considerati come simboli del potere spirituale o terreno e non sono più raffigurati come uomini comuni. La tecnica del mosaico veniva realizzata con diversi materiali: i più tradizionali erano la pietra, il marmo, la pasta di vetro. Il lavoro si eseguiva sistemando l'uno accanto all'altro tanti pezzetti del materiale prescelto (= tessere) su un disegno tracciato in precedenza. Giustiniano e Teodora Nei due riquadri ai lati dell'abside è raffigurata la corte terrestre con lo sfarzo e la pompa propri dell'Oriente. Nel riguardo di sinistra è rappresentato l'Imperatore Giustiniano che porta sulle mani una patèna d'oro (il piatto usato nelle cerimonia religiose per coprire il calice e contenere l'ostia). Preceduto da un suddiacono, da un diacono che reca il libro liturgico e dal Vescovo Massimiano, che è circondato da tre alti dignitari ed è seguito da un gruppo di soldati di guardia. Tutti i personaggi sono rigidi e statici; le loro figure sembrano diventate incorporee. Il colore, nelle vesti di questi personaggi, si stende in ampie stesure uniformi, soprattutto per quanto riguarda il bianco e il porpora. Tuttavia la differenza di tono non manca: esso è dato dalle vesti vivacemente colorate dei soldati. In questo pannello i personaggi che veramente attraggono l'attenzione sono due: Giustiniano e Massimiano. Il primo rappresenta il potere regale; il secondo rappresenta la sacra autorità. Il volto di Giustiniano dovette certamente essere esemplificato sulla falsariga delle immagini imperiali che venivano inviate nelle province, ma quello di Massimiano fu delineato dall'artista avendo presenti i reali tratti fisionomici del Vescovo. Il riquadro che si trova di fronte a quello con l'immagine di Giustiniano, rappresenta l'imperatrice Teodora che avanza portando sulle mani un calice d'oro tempestato di gemme. L'imperatrice è preceduta da due dignitari civili ed è seguita da uno stuolo di dame di corte: essa più che in procinto d'entrare in chiesa, sembra che stia per uscire dalla sala del trono del suo palazzo. Anche in questo pannello il bianco e la porpora presentano ampie stesure, ma anche qui il tono cromatico riesce a raggiungere un'alta intensità: basta osservare le splendenti vesti delle dame, le quali sembrano prendere il motivo da quel drappo azzurro, bianco e rosso che s'incurva in alto. Teodora, adorna d'un ricco diadema carico di perle e di gemme, è ricoperta da un grande manto color porpora che nella parte inferiore reca un ricamo d'oro raffigurante i tre Re Magi che portano i doni. Mentre nel pannello raffigurante Giustiniano i personaggi veramente di rilievo sono due, qui invece, nel pannello raffigurante Teodora, c'è solo un personaggio che domina la scena: è quello dell'Imperatrice. È da notare come tutte le figure, ormai prive d'ogni materialità corporea, non abbiano qui altro valore che quello di ritmi di linee e di ritornanti cadenze d'uno spartito musicale e come il colore trovi la più squillante esaltazione nello stesso preziosismo degli smalti e delle madreperle, che creano un gioco che si avvale di mille luci e di mille riflessi. |