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I BARATTOLI DI CAMBELL'S SOUP
Serie realizzata nel 1962, in colori acrilici su tela. L'esemplare in figura è conservato al Museum of Modern Arts di New York. Il soggetto dell’opera è indicato nel titolo come in una etichetta da supermercato con tanto di prezzo, e vuole essere, infatti, una fedele rappresentazione di un prodotto commerciale, elevato a immagine artistica, legittimata a entrare in una galleria o in un museo. La lattina della famosa zuppa Campbell, che tutti gli americani compravano, viene isolata ed eternata come nuovo soggetto iconografico per una società consumatrice. L’arte di Andy Warhol è una delle più incomprensibili mai prodotte nella cultura occidentale. La sua personale indifferenza a quanto rappresenta, senza alcun intervento interpretativo, priva le sue opere di qualsiasi intento comunicativo. In tal senso la difficoltà di valutare tali opere pone seri problemi, soprattutto ad un europeo. Cosa mai può significare l’immagine di una scatoletta di minestra? Visto che l’immagine non ha un valore estetico, si è ricercata in essa un valore etico: la scatoletta, rappresentando l’omogeneizzazione della società moderna che propone alimenti preconfezionati uguali per tutti, può divenire implicitamente una critica a tale società. Ma ciò non sembra nelle intenzioni di Warhol, che, anzi, nella società americana, vede un valore positivo proprio per il suo grande livellamento. Il bello degli americani, come lo stesso Warhol ha espresso, è che mangiano tutti le stesse cose, dal presidente degli Stati Uniti al barbone che è seduto ad un angolo di strada. In ciò è molto evidente quella mitica “american way of life” in cui la uguaglianza è realizzata in una società che consente uguali possibilità per tutti. E in ciò appare nuovamente evidente che l’arte di Warhol, troppo americana anche nei suoi più piccoli risvolti, sembra che abbia un solo intento reale: demolire il mito dell’arte europea come espressione di una cultura “alta”. Alle scatolette Campbell Warhol ha dedicato una quantità enorme di quadri. L’ha rappresentata a volte chiusa, altre volte aperte. Non che la cosa faccia cambiare significato all’immagine, ma la grande ripetizione del medesimo tema sembra sfruttare i meccanismi della pubblicità: il bombardamento costante delle stesse immagini, colpendo in maniera subliminale, provocano quel meccanismo del «riconoscere», che è una delle molle, a livello inconscio con cui le masse manifestano le proprie scelte e preferenze. E questo meccanismo lo ritroviamo anche nelle altre opere di Warhol: i ritratti di Marilyn Monroe, le immagini di Elvis Presley, le bottigliette di Coca Cola sono state ripetute in una quantità enorme di opere. Ed è quindi non un caso se egli abbandona sempre più la pittura, intesa come costruzione manuale dell’immagine, per passare alle serigrafie. Anche questo quadro è realizzato con procedimenti serigrafici, sul quale Warhol è poi intervenuto con colori acrilici, dando all’immagine un aspetto grafico che ricorda le immagini dei fumetti o della grafica pubblicitaria. Una tecnica abbastanza complessa: la serigrafia Prima di arrivare alla semplice riproduzione meccanica di fotografie pubblicitarie, Warhol utilizza una tecnica di riproduzione ancora diretta. Dallo schizzo su carta impermeabile passa all’esecuzione sulla carta assorbente e poi sulla tela, attraverso la cosiddetta blotted line, la linea macchiata d’inchiostro, con cui la composizione viene trasferita in una resa libera e realistica. Il risultato è il medesimo e l’oggetto riprodotto acquisisce un’evidenza reale. |