Feste, poche ma buone

Scrive per noi Vincenzo Calia, direttore di Un pediatra per amico (Uppa), bimestrale per i genitori scritto in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri.

Il negozio all’angolo, che vende bambole e oggetti strani dallo stile vagamente country (e anche un po’ kitch) ha le vetrine infiocchettate e piene di uova e colombe, così dai primi di marzo. Non ci avevo fatto caso, mi sembrava quasi normale, ma poi ho realizzato che si tratta di una decorazione pasquale.
Oggi, passando davanti ad una vecchia palazzina, ho visto sul vetro delle finestre al piano rialzato l’inequivocabile sagoma di un grande uovo colorato completo di colombe svolazzanti.
Allora ho avuto un lampo: ma non siamo già ad aprile? Che ci fanno tutte queste decorazioni pasquali?
Non ci avevo fatto caso, ma si vedono ancora molti negozi che non hanno smontato le vetrine; eppure la provvista di cioccolato derivante dalla rottura delle uova di Pasqua è già finita da un pezzo.
Poi ho capito: non c’è più la fine della festa. O meglio, una festa finisce solo quando ne comincia un’altra: si smontano le luci di Natale solo per mettere su le cose del Carnevale, poi le uova di Pasqua, e così via.
E nell’intervallo di tempo fra le feste principali ci sono altre feste “nuove”: della mamma, del papà, del nonno, della nonna, degli innamorati, dei coriandoli, della donna, delle streghe e delle zucche, dei falò sulla spiaggia…
E così, alla fine, è sempre festa.
Ma se è festa sempre, allora non è mai festa.
E anche la gioia e il piacere della festa, invece di aumentare, diminuiscono e spariscono perché, come direbbe la pubblicità di un famoso aperitivo, “…non è forse vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere?”
Ma noi, trascinati da chi cerca di venderci qualcosa ogni giorno, questa attesa l’abbiamo cancellata e i nostri figli forse non sanno più neppure cosa sia.
I bambini hanno bisogno di poche feste, ma buone.