Giochiamo con l'arte di Giorgio LOTTI

Tante idee per giocare: le fotografie
Fotografare è una via del tutto speciale per imparare a vedere, ad osservare, ad esplorare, a documentare e indagare. Quando si fotografa per osservare, per cogliere aspetti particolari della realtà, per interpretarla e reinventarla, la fotografia è “comunicazione”.
Come per molte cose, per imparare bisogna fare, ma per fare bisogna conoscere il funzionamento della macchina fotografica.
Il meccanismo base è quello di una scatola ben chiusa e oscurata nella quale per un certo tempo passa la luce attraverso l’obiettivo e “impressiona” i sensori elettronici o la pellicola sensibile.
Il laboratorio fotografico deve quindi cominciare dalla conoscenza del mezzo potendolo manipolare e, se possibile, smontare in modo che si possa vedere:
* una scatola impenetrabile alla luce;
* un obiettivo attraverso il quale passa la luce;
* un diaframma che consente di regolare l’ apertura dell’obiettivo;
* un esposimetro.
La realizzazione di una foto prevede una serie di operazioni quali:
* l’accensione;
* l’inquadratura del soggetto;
* la messa a fuoco;
* l’esposizione;
* per la macchina digitale, la memorizzazione dell’immagine.
Per i bambini è più semplice ed immediato l’utilizzo della macchina fotografica digitale, in quanto è dotata di funzioni automatiche che correggono l’immagine ancor prima di scattare e consente una fruizione immediata della foto e, se non si è soddisfatti, di cancellarla potendola rifare.
Per far capire l’importanza della fotografia come mezzo di comunicazione forniamo ai bambini un tema da sviluppare e un album da realizzare, associando a ciascuna immagine delle didascalie che raccontano il perché dello scatto.
Ai bambini si chiede di...
* Osservare l'opera: che cosa rappresenta? Che tipo di ritratto è? Cosa vuole raccontare?
* Stupirsi delle immagini: perché non c’è una sola fotografia, ma tante, in successione? Raccontano, forse, anche il passaggio del tempo: ogni scatto è un momento cristallizzato e, se messi in successione, sembra che raccontino una sequenza. Meglio una sola o tutte insieme?
* Immaginare cosa passa nella mente dell’artista: cosa voleva mostrare il fotografo facendo quegli scatti? E cosa passava nella mente del poeta quando faceva quelle smorfie? Prova un po’ a immaginare… Magari si possono scrivere delle didascalie.
* Leggere le immagini: qual è il centro narrativo di ogni fotografia? E perché è in bianco e nero? Quale differenza ci sarebbe se fosse a colori? Perché la mano del poeta diventa uno degli elementi più importanti di queste foto?
* Esplorare il linguaggio del corpo, passando dall’immagine al gesto: quali gesti compie il soggetto rappresentato in queste foto? Che cosa comunicano? Come sono la fronte, gli occhi, la bocca, le mani di Montale? Che idea ci restituiscono di questo personaggio? È rilassato o teso? È contento o preoccupato? È indifferente o si vergogna di essere fotografato? I bambini provano ad esprimere le più svariate emozioni attraverso il proprio volto, osservandosi allo specchio. Alla fine del percorso possono scattare le foto delle loro facce e realizzare una vera e propria mostra fotografica dei propri ritratti.
