L'ombrellaio Lubino
Esistono ombrelli che riparano dalla noia? Scopritelo leggendo questa storia di Roberto Piumini
Tre o quattro secoli fa c'era un bravo ombrellaio di nome Lubino.
Un giorno davanti alla sua bottega, si fermò una carrozza seguita da quattro cavalieri, e scese una giovane con un velo sulla faccia.
− Sei Lubino, l’ombrellaio?
− Sì, signora.
− Voglio un ombrello contro la pioggia.
− Si può fare.
− Deve ripararmi anche dal sole.
− Si può fare.
− Deve ripararmi anche dalla noia.
− Non si può fare.
− Ah no? − disse lei abbassando il velo: Lubino vide che era la Principessa.
− Mi spiace, altezza − disse inchinandosi − so fare ombrelli che riparano dalla pioggia, dal sole, e dal vento: ma non quelli che riparano dalla noia.
− E tu saresti un bravo ombrellaio? − disse lei, arrabbiata. − Guardie, arrestatelo! Resterai in prigione finché farai un ombrello che mi stupisca!
E Lubino fu messo in prigione. Per qualche giorno rimase senza fare niente, poi, per vincere la tristezza, chiese che gli dessero materiali e attrezzi per costruire ombrelli.
− Non riuscirò a fare quello che vuole la Principessa − pensava. − Ma almeno non mi annoierò, in questa prigione…
Così costruì ombrelli, e avendo più tempo di prima, si divertì anche a decorarli. Quando li finiva, li regalava alle guardie del carcere.
Un giorno, dopo aver costruito, un ombrello, pensò:
− Perché fare i disegni sulla parte esterna? Anche chi sta sotto può aver piacere a vederli!
Così, invece di fare disegni all’esterno, li fece sugli spicchi all’interno. Scelse una figura che gli veniva piuttosto bene, dipingendo più volte un cavallino: in alcuni con le gambe raccolte, in altri con le gambe stese.
Quando ebbe finito chiamò una giovane guardia, che era gentile con lui, e gli passò l’ombrello attraverso la stretta finestrella della porta.
− Prendilo, Serafino, è per te,” disse. − Ma adesso aprilo, c’è una novità.
Serafino aprì l’ombrello, e vide i cavallucci.
− Sembra una giostra! − disse, e prese a far girare l’ombrello velocemente.
Accadde una cosa stranissima. Dall’interno della cella, Lubino, che non poteva vedere tutto l’ombrello, ma solo una fettina, vide la figura del cavallino mettersi a correre, perché le immagini, passando veloci davanti alla fessura, davano l’idea del movimento.
− Un momento, Serafino! Dammi l’ombrello − disse Lubino. − Per favore, va dalla Principessa, e chiedile di venire!
Poco dopo arrivò la Principessa, e guardò nella cella.
− Che c’è, ombrellaio?
− Hai detto che se avessi fatto un ombrello che ti stupisce, sarei tornato libero.
− Sì; ma non sarà certo quell’ombrellino! Non è nemmeno dipinto!
− Fa un passo indietro, e guarda la fessura, mentre lo faccio girare.
Lei lo fece, e l’ombrello girò.
− Oooohh! − esclamò la Principessa, guardando il cavallino che correva, e si mise a battere le mani.
E poiché era una Principessa di parola, liberò Lubino, che le regalò l’ombrello, ne fece un altro uguale per Serafino, e tornò libero e felice al suo lavoro.



