Analisi dell'opera: Ritratto di Adele Bloch-Bauer I

Ritratto di Adele Bloch-Bauer I - 1907
Olio e oro su tela, 138 x 138 cm

Collezione privata
Osterreichische Galerie Belvedere, Vienna (destinato alla Neue Galerie, New York)

Una storia avventurosa
Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I di Gustav Klimt ha trovato la sua sistemazione definitiva. È di questi mesi (giugno), infatti, la notizia che il capolavoro è stato acquistato dal magnate dei cosmetici Ronald S. Lauder per la stratosferica cifra di 135 milioni di dollari.
L’operazione si è svolta a trattativa privata e l’ammontare della cifra non è stato ancora confermato a livello ufficiale. Lauder ha però già dichiarato che destinerà il quadro alla Neue Galerie, un piccolo museo di arte austriaca e tedesca a New York.
L’opera è stata venduta da Maria Altmann, ultima erede della famiglia Bloch-Bauer. Il dipinto fu portato in America dai discendenti della famiglia di nascosto alle autorità viennesi che ne rivendicavano la proprietà in base a dei decreti legislativi di tutela del patrimonio artistico nazionale, emessi per difendere le opere del Paese dai trafugamenti perpetuati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Dopo il processo che vide come controparti il Governo Austriaco e i discendenti di Adele, il verdetto dei giudici attribuì definitivamente l’opera a Maria Altamann, che in questi giorni ha deciso di lasciare il dipinto in eredità (dietro dovuto compenso!!!) alla Neue Galerie di New York.
In molti ritengono che la donna dipinta, Adele Bloch-Bauer fosse stata l’amante segreta del pittore per almeno dodici anni, tanto è vero che l’artista la disegnò in altri due quadri: le due versioni della “Giuditta I”, entrambi del 1901, dove la protagonista del passo biblico (Adele) tiene in mano la testa del decapitato Oloferne, diventando l’eroina che libera gli ebrei.

L'opera è uno dei più famosi capolavori di Klimt del cosiddetto periodo “d’oro”(1905-09). Raffigura Adele Bloch-Bauer, moglie di un industriale dello zucchero di origini ebraiche.
La figura della donna si staglia su una sorta di prato dorato e finemente cesellato di tasselli colorati. Una fitta decorazione a foglia d’oro avvolge e ricopre tutto il suo corpo. In mezzo a tanta preziosità spicca il volto, che riassume l'ambiguo contrasto tra erotismo e caducità della vita, comune ai migliori ritratti di Klimt.
Per realizzare l’opera, Klimt impiegò quasi 3 anni.

Naturalismo e simbolismo
Il naturalismo è presente nel volto e nelle mani della donna, ma essi appaiono come ritagliati nel prezioso intarsio dei motivi ornamentali, quadrati, spirali, triangoli, occhi, in cui si confondono i contorni della figura, l’irreale poltrona e lo sfondo. Il raffinatissimo effetto di astrazione decorativa che ne deriva è accentuato dall’uso abbondante dell’oro.
Per disegnare i motivi simbolici, Klimt fa riferimento all’arte bizantina, ma anche egiziana, da cui deriva “l’Ugiat”, occhio sacro e fonte di fluido magico, di cui è composto l’abito di Adele. In questo modo Klimt celebra, a un passo dall’arte astratta, la funzione magica e assoluta dell’ornamento.

Uno stile personalissimo
Pittore accademico di grande successo e poi protagonista delle Seccessione viennese, Klimt ruppe con l’arte della tradizione che aveva studiato e imparato a scuola per dare vita nelle sue opere a un personalissimo stile che mescola Simbolismo e Art Nouveau: i temi della nascita e della morte, accanto a quello dell’erotismo, come pure paesaggi e ritratti, vengono trattati dall’artista con uno stile tutto originale in cui sono presenti naturalismo e stilizzazione, ottenuta attraverso l’uso dell’oro e degli elementi decorativi a due dimensioni, in cui richiami della pittura dei vasi micenei, greci, egizi, delle stampe giapponesi e della scultura africana vengono riadattate in ritmi decorativi, in armonie di linee organiche e forme geometriche e preziosi toni di colore.