Mangia mangia

Un “pediatra di lungo corso” come me ha avuto modo di registrare i cambiamenti dei desideri e delle aspirazioni dei genitori e, di conseguenza, delle modalità con cui tirano su i bambini.

Recentemente mi è capitato di incontrare la mamma di un bambino di pochi mesi, ancora alimentato con il solo latte: era preoccupata perché temeva che suo figlio mangiasse troppo e che, di conseguenza, rischiasse di diventare obeso.

«Ma come! Fino all’altro giorno sono stato assillato dalle mamme che mi dicevano disperate “Non mi mangia niente!” e ora lei mi dice “Mi mangia troppo!” È proprio vero che le mamme non sono
mai contente!» le ho detto scherzando.

È difficile sfuggire agli stereotipi: una volta la paura era la fame, oggi è la ciccia. E così all’assillo del “mangia, mangia…” si sostituisce un nuovo assillo, diametralmente opposto.

Eppure è tutto molto semplice: è sufficiente che la famiglia mantenga uno stile alimentare corretto ispirato alla famosa “piramide alimentare”, che non perda l’abitudine a preparare i pasti in casa e a consumarli tutti insieme (si può fare anche se si lavora in due), che non si lasci tentare dalle facili seduzioni dei “fuori pasto” e dei cibi industriali e il rischio della temuta “obesità infantile” svanisce per incanto.

Oggi la pediatria sta anche rivedendo gli antichi schemi di svezzamento (prima questo, poi quell’altro, piano piano, tutto omogeneizzato e senza sale) e parla di “alimentazione complementare a richiesta”: in genere dopo i sei mesi si dà al bambino un po’ di quello che mangia il resto della famiglia, che a questo punto è obbligata ad uno stile alimentare corretto. Tutto va al suo posto: i bambini (ma anche i genitori) hanno bisogno di cibo sano, buono e ben assortito. E magari hanno bisogno anche di muoversi un po’.

Vincenzo Calia, pediatra e già direttore della rivista Uppa

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